La cura collettiva inizia spesso da due persone.
Il mio ragazzo Alberto non è vegetariano, ma assaggia sempre quello che cucino (oltre che dandomi spesso una mano) e ogni tanto mi sorprende dicendo che era buono davvero. Mi dà una mano con le piante del balcone quando glielo chiedo, senza farlo pesare. E la domenica abbiamo un rituale che proteggiamo: niente impegni, casa in ordine, libro in mano, silenzio. Potremmo definirlo una sorta di book dating, anche se in realtà è solo noi due che leggiamo in parallelo senza dirci nulla.
Non è grande. Ma è cura: reciproca, concreta, silenziosa.
Forse il primo gesto collettivo è trovare qualcuno con cui costruire uno spazio sicuro dove ognuno può essere sé stesso.
Voi avete un rituale di cura condivisa, in casa o fuori? 🌿
#MissioneCancro2026
🍃🙏🏻
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