Il Re dell'Inverno Umbro: Sua Maestà il Gobbo! 🌿🍅Ciao tribù di greenApes! 🐒 Oggi vi porto nel cuore verde dell'Italia per svelarvi i segreti di una verdura che è un vero esempio di resilienza (e stile!).
Avete mai visto il Cardo nei campi? Per diventare la prelibatezza che conosciamo, subisce un trattamento speciale, quasi una "spa" invernale! Per proteggerlo dal gelo e togliergli quel sapore troppo amaro, viene avvolto con cura in carta riciclata (sì, amo il riciclo!) e legato saldamente con uno spago. Al buio, la pianta smette di produrre clorofilla e diventa bianca, tenera e dolcissima.
Qui in Umbria, però, lo chiamiamo affettuosamente "Gobbo". Sapete perché? Per via della tecnica di coltivazione: costretto sotto la terra o piegato sotto il peso della copertura per proteggerlo dal freddo, finisce col farsi venire proprio… la gobba!
Ma la vera magia avviene in cucina. Dopo averlo lessato, il "Gobbo" si tuffa in un sugo di pomodoro caldo e avvolgente. E cos'altro aggiungere? Un goccio d’olio (sapete quale! 😉) e un pochino di cipolla, quella che vi piace di più. Il contrasto tra il dolce della verdura e l'acidità del pomodoro è pura poesia. Un piatto povero, sostenibile e dal sapore indimenticabile.
E voi, avete mai assaggiato questa meraviglia "ingobbita" o… “ngobbata”? 🍃
lee.jordan:
Ricordo che tempo fa ti avevo chiesto il significato di cardo gobbo. E allora come oggi la spiegazione è bellissima. Dovresti fare un libro con tutte le notizie che ci dai!
a long while ago
Il Re dell'Inverno Umbro: Sua Maestà il Gobbo! 🌿🍅Ciao tribù di greenApes! 🐒 Oggi vi porto nel cuore verde dell'Italia per svelarvi i segreti di una verdura che è un vero esempio di resilienza (e stile!). Avete mai visto il Cardo nei campi? Per diventare la prelibatezza che conosciamo, subisce un trattamento speciale, quasi una "spa" invernale! Per proteggerlo dal gelo e togliergli quel sapore troppo amaro, viene avvolto con cura in carta riciclata (sì, amo il riciclo!) e legato saldamente con uno spago. Al buio, la pianta smette di produrre clorofilla e diventa bianca, tenera e dolcissima. Qui in Umbria, però, lo chiamiamo affettuosamente "Gobbo". Sapete perché? Per via della tecnica di coltivazione: costretto sotto la terra o piegato sotto il peso della copertura per proteggerlo dal freddo, finisce col farsi venire proprio… la gobba! Ma la vera magia avviene in cucina. Dopo averlo lessato, il "Gobbo" si tuffa in un sugo di pomodoro caldo e avvolgente. E cos'altro aggiungere? Un goccio d’olio (sapete quale! 😉) e un pochino di cipolla, quella che vi piace di più. Il contrasto tra il dolce della verdura e l'acidità del pomodoro è pura poesia. Un piatto povero, sostenibile e dal sapore indimenticabile. E voi, avete mai assaggiato questa meraviglia "ingobbita" o… “ngobbata”? 🍃